Romano Rui

PERCHE' RI-SCOPRIRE ROMANO RUI

La sua fama di ceramista, smaltatore di metalli e scultore è internazionale. Milano tuttavia fu la sua città e oggi è il suo maggior palcoscenico perché suoi capolavori adornano un po' ovunque facciate di splendidi palazzi, chiese e musei. Una scenografia divenuta così familiare che da decenni di Rui non si parlava più. 

La permanente all'Hotel Milano Castello offre un'occasione straordinaria, a 42 anni dalla morte, per apprezzarne in tutta libertà alcune tra le migliori creazioni finora gelosamente conservate dal proprietario unico delle opere di Rui, il Prof. Raoul Pieri. 

www.romanorui.com

"Coltivatissimo spirito, ricco di felici umori narrativi", così il prof. Dino Formaggio introduce Romano Rui nell'antologica del 1963, definendolo "squisito ceramista e fastoso smaltatore di metalli", oltre che scultore.
Nato a Sarone di Caneva, in provincia di Udine, il 7 Dicembre 1915, Rui, dopo l'apprendimento 'in bottega' e al seguito di Leone Lodi, si diplomò all'Accademia di Brera ed ebbe come maestro di scultura Francesco Messina.
Poi la storia stilistico-tecnica di Rui è la storia dell'evolversi di una 'artisticità viva e operante".
"Più che all'avventura come metodo - infatti, egli- preferisce l'impegno certo ed antico del mestiere", scrive Formaggio, e al "far nuovo il far bene", "l'apprendere e affinato eseguire", l'attenzione al potere significativo del mezzo tecnico usato".
Una direzione del tutto controcorrente per l'epoca.
L' "amore fatto di delicatezza e di scienza è il cuore della sua ricerca".

Il Prof. Raoul Pieri, critico d'arte specializzato nel periodo rinascimentale e con un importante studio di restauro a Milano fino al 1996, per motivi del tutto biografici è dal 1983 il collezionista proprietario unico delle opere di Rui, di cui fu amico, e ne ha curato la mostra permanente all'Hotel Milano Castello di via S. Tomaso 2, dove ha collocato una selezione delle migliori creazioni da lui conservate, 29 in tutto, con il criterio della "efficacia emozionale".
La selezione che il Prof. Pieri ha messo a disposizione del pubblico "trova negli spazi dell'albergo una ideale sistemazione in grado di dar vita a sinergie di valore". 
Si tratta di 5 pannelli di metallo smaltati a grande fuoco i cui soggetti alla Brancusi o Peynet, ma in movimento, sono un inno alla gioventù e alla voglia di vivere "sintetizzando perfettamente l'augurio agli ospiti di una felice esperienza di viaggio".

Le sculture sono in pietra di Vicenza, in bronzo e in legno, datate dal 1946 al 1977, anno della prematura morte dell'artista, quindi sono particolarmente significative anche del suo lascito culturale; le misure sono varie e di grandi dimensioni.

Dichiara il Prof. Pieri: "Ho voluto inserire opere che risultassero ben visibili dall'interno dell'albergo. Alcune sono su basi orientabili secondo la luce. Nell'insieme sono opere di gran pregio. Romano è morto senza lasciare nulla di scritto sul suo pensiero, preferendo sempre il fare”
Rui, nonostante le origini friulane, visse a Milano, si nutrì dello spirito laborioso meneghino, interagì costantemente con le sue istituzioni sacre e laiche (cuoceva alla 'mitica' fornace Curti sui Navigli!) e molto si lasciò ispirare da questa città dove se non si parla di lui da decenni, sono le opere a farne fedele e imperitura memoria, a partire dalla scultura in alluminio “San Babila e i milanesi” del 1955 situata su un palazzo nell’omonima piazza, all'angolo con Corso Vittorio Emanuele, quelle in via Pietro Verri 5 (le bellissime sculture ai due lati dell'ingresso), e i pannelli scultorei in via Meravigli di fronte alla Camera di Commercio o i cancelli della Clinica Pio X.
Non a caso alla Biblioteca comunale centrale di Milano, nell'atrio dello schedario generale, c'è un suo grande pannello in ceramica che rappresenta Sant'Ambrogio e la cultura milanese. E nel 1957 Rui celebrò Milano anche con uno sbalzo in rame, 86x118 cm, che rappresenta Una famiglia e Milano con la Torre Velasca. 
Numerosi i soggetti religiosi realizzati per i luoghi di culto. Per la Chiesa di San Gottardo in Corte, scolpì in rame argentato la Madonna dei dispersi, dedicata ai soldati caduti nella campagna di Russia e a quelli di ogni guerra. Nella chiesa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, si trova un grande crocefisso pensile di legno intagliato. Altre sue sculture a Milano sono nella Chiesa di San Francesco di Sales. A Cucciago, nella parrocchiale dei SS. Gervaso e Protaso, si ammira la grande pala bianca, in pietra di Vicenza lavorata a scalpello e la mensa dell'altare. 
E molto altro.
Rui fu infatti artista prolifico, lavorando con vari materiali: bronzo, ceramica, marmo, resine sintetiche, legno, rame ed altri metalli, sempre per il piacere di una continua esplorazione della materia. 
Collaborò con diversi architetti tra i quali Giò Ponti, con il quale realizzò i famosi pannelli per le navi da crociera Andrea Doria e Raffaello e vari arredi degli edifici da lui progettati, come la Villa Planchart, a Caracas. 

Romano Rui insegnò Tecnologia della scultura al Liceo Artistico di Brera e al Politecnico di Milano fu assistente di Plastica Ornamentale presso la facoltà di Architettura, dove nel 1961 ottenne la libera docenza. Tra i suoi allievi, Alfredo Mazzotta.  

Hanno scritto di Rui critici come De Grada e Mascherpa e intellettuali come Dino Buzzati; numerose le mostre in Italia e all'estero, ha esposto in quattro Triennali, oggi è in vari musei, compresa la Galleria d'arte Moderna di Milano (Ritratto di Giuliana del 1940, e due altorilievi).  Morì il 23 Agosto 1977 a 62 anni. "Era simpaticissimo", ricorda il Prof. Pieri. 

 

 

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